{"id":17661,"date":"2026-02-14T07:19:51","date_gmt":"2026-02-14T07:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/alnutisiari.it\/?p=17661"},"modified":"2026-02-14T07:19:53","modified_gmt":"2026-02-14T07:19:53","slug":"marcello-trinchero-e-la-musica-che-torna-a-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alnutisiari.it\/index.php\/2026\/02\/14\/marcello-trinchero-e-la-musica-che-torna-a-vivere\/","title":{"rendered":"Marcello Trinchero e la musica che torna a vivere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seconda intervista per la rubrica de Al Nutisiari, intitolata La musica che ci gita intorno. E\u2019 curata dal nostro amico e collaboratore che si firma \u201cA fool on the hill\u201d e che questa volta ha intervistato il musicista trinese Marcello Trinchero.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-background\" style=\"background-color:#daf794\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div style=\"height:70px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Iscriviti alla nostra newsletter<\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">per rimanere sempre informato<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-fe48e5de wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button\"><a class=\"wp-block-button__link has-text-align-center wp-element-button\" href=\"https:\/\/alnutisiari.voxmail.it\/user\/register\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Clicca per iscriverti !!<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:75px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono musicisti che eseguono spartiti. E poi ci sono musicisti che cercano storie.<br>Marcello Trinchero appartiene alla seconda categoria. La sua non \u00e8 soltanto una carriera costruita sullo studio e sulla disciplina, ma un percorso fatto di memoria, incontri e intuizioni che nel tempo hanno preso la forma di una visione precisa: riportare alla luce una musica che un tempo era viva, quotidiana, necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>E\u2019 appena uscito il vostro nuovo CD: \u201cCantatas, Sacred music in Thuringia\u201d, pubblicato da Da Vinci Classics. Un disco che sta gi\u00e0 raccogliendo critiche positive sui giornali specialistici. Non \u00e8 solo una pubblicazione discografica, ma sembra avere un significato pi\u00f9 profondo. Come nasce questo progetto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cNasce da un\u2019esigenza molto semplice e molto sincera: avevamo bisogno di qualcosa che ci rappresentasse davvero, una sorta di biglietto da visita per l\u2019ensemble che ho creato \u201cI Contrappuntisti\u201d. Non volevamo incidere un disco tanto per farlo, ma lasciare un segno che raccontasse chi siamo, da dove veniamo e quale idea di musica portiamo sul palco. Per noi \u00e8 quasi una dichiarazione d\u2019intenti: suoniamo su strumenti d&#8217;epoca, quindi su strumenti originali e il tentativo \u00e8 quello di affrontare il repertorio di quel periodo, che \u00e8 compreso tra il \u2018600 e met\u00e0 del \u2018700, ricreando quei suoni, quelle atmosfere e andando alla ricerca di musiche non sentite, diverse dal solito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"873\" src=\"https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-1024x873.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17663\" srcset=\"https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-1024x873.jpg 1024w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-300x256.jpg 300w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-768x655.jpg 768w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-1536x1309.jpg 1536w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002-1250x1066.jpg 1250w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20260129-WA0002.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Avete scelto di non limitarvi ai grandi nomi del barocco, ma di esplorare repertori meno frequentati. Perch\u00e9 questa decisione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cPerch\u00e9 la storia, spesso, semplifica. Oggi quando si parla di musica barocca vengono subito in mente Bach, Vivaldi, H\u00e4ndel, che sono ovviamente dei geni totali, la summa di quel tempo. Ma ovviamente non esistevano solo loro. La gente ascoltava soprattutto i musicisti del proprio territorio. C\u2019era una produzione vastissima, viva, quotidiana. Io ho sentito il bisogno di andare a cercare proprio l\u00ec, in quella parte di repertorio che rischia di restare nell\u2019ombra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u00c8 una ricerca che parte anche dal tuo strumento, la tromba, vero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cS\u00ec, inevitabilmente. Studiando repertori legati alla tromba ho scoperto pagine sorprendenti. Pi\u00f9 cercavo, pi\u00f9 trovavo cose bellissime. Compositori magari meno celebri, ma straordinari artigiani della musica. Scrivevano opere complesse, ma che magari non avevano a disposizione organici ricchi con cori e numerosi solisti, solisti. \u00c8 incredibile che siano stati dimenticati. Mi sembra quasi un atto di giustizia riportarli all\u2019ascolto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17664\" srcset=\"https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-300x200.jpg 300w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-768x512.jpg 768w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-1250x834.jpg 1250w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti-900x600.jpg 900w, https:\/\/alnutisiari.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Contrappuntisti.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Parli spesso della musica barocca come di una musica \u201cquotidiana\u201d. Cosa intendi esattamente?<br><br>\u201cIntendo che era parte della vita reale. Noi oggi studiamo un brano per mesi, lo analizziamo, lo prepariamo con una cura quasi chirurgica. Loro spesso lo scrivevano durante la settimana e lo eseguivano la domenica. Era musica inserita nel ritmo della comunit\u00e0: nelle celebrazioni, nelle feste, nei momenti solenni. Non era su un piedistallo. Era lavoro, era servizio, era espressione concreta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Eppure oggi la percepiamo come qualcosa di distante, quasi intoccabile.<br><br>\u201cEsatto. L\u2019abbiamo trasformata in un monumento. Ma quei compositori erano persone normali che facevano il loro mestiere. Questa consapevolezza cambia il modo in cui la suoni: la rende pi\u00f9 viva, meno museale. Poi sono musiche che sono andato a cercare personalmente, contattando le biblioteche, ricomponendo spartiti, trascrivendo le parti. C\u2019\u00e8 anche un lavoro musicologico di ricerca dietro, il che ci permette di sentire ancora pi\u00f9 \u201cnostre\u201d quelle musiche. Questo \u00e8 un approccio che viene apprezzato, per questo motivo ad esempio ci hanno invitato al BachFest ad Eisenach: perch\u00e9 anche se non suoniamo Bach, suoniamo musiche che sono strettamente connesse a quella storia, a quel periodo e lo facciamo in maniera originale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Quanto conta, per te, l\u2019interpretazione personale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cConta moltissimo. Le regole sono fondamentali: bisogna conoscere il contesto storico, lo stile, il linguaggio. Ma poi serve una voce propria. Altrimenti si diventa tecnici, non musicisti. \u00c8 come parlare una lingua: puoi conoscere tutta la grammatica, ma senza un accento personale rimane qualcosa di sterile. L\u2019interpretazione \u00e8 ci\u00f2 che rende la musica un atto presente, non una semplice riproduzione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro questa visione c\u2019\u00e8 una storia che inizia molto presto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cS\u00ec, ho cominciato in prima elementare, avevo cinque anni. In famiglia suonavano tutti, quindi la musica era un ambiente naturale. Non \u00e8 stata una scelta improvvisa, ma qualcosa che respiravo ogni giorno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>C\u2019\u00e8 un ricordo in particolare che senti decisivo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cS\u00ec. Un collega di mio padre, diplomato in organo al Conservatorio ma impiegato in un lavoro lontano dalla musica (perch\u00e9 ovviamente in Italia sappiamo sempre valorizzare i musicisti\u2026), mi regal\u00f2 un CD con l\u2019Oratorio di Natale di Bach. C\u2019erano molte parti di tromba. Quel disco mi ha cambiato la vita. Ricordo ancora l\u2019ascolto, l\u2019emozione. Non era solo bella musica: era la scoperta di un mondo possibile. Poi mi regal\u00f2 altri dischi e tra questi un\u2019altra cantata di Bach, con alla tromba tale Gabriele Cassone che mi colp\u00ec enormemente, cos\u00ec mi misi a cercare altri dischi con lui scoprendo che aveva inciso moltissimo e che utilizzava spesso la tromba naturale (che diventer\u00e0 poi una delle mie passioni). Quando sono diventato pi\u00f9 grande ho scoperto che insegnava al Conservatorio di Novara, quindi avrei potuto imparare da lui. Avrebbe potuto insegnare ovunque, in giro per l\u2019Europa, invece era solo a un\u2019ora di auto. Mi \u00e8 parsa una sorta di quadratura del cerchio, la conferma di quel che avrei dovuto fare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Un altro incontro importante \u00e8 avvenuto in un contesto particolare, durante un funerale.<br><br>\u201c\u00c8 vero. Suonavo nella banda, ero ancora bambino. L\u00ec conobbi Alberto Mandarini, al funerale di suo padre. Mi disse una frase meravigliosa nella sua crudezza, ma che allora non capii fino in fondo: \u201c\u2018T v\u00f6li sun\u00e0 la trumb\u00ebta? T\u2019\u00e0 pen-a cmens\u00e0 a tr\u00fcb\u00fcl\u00e0\u201d, come a dire \u201csuonare \u00e8 una fatica continua, una lotta\u201d. Con il tempo ho compreso quanto fosse vera. Questo mestiere richiede resistenza, non solo tecnica ma mentale. \u00c8 un lavoro quotidiano, fatto di studio, disciplina, autocritica. Sono contento di aver avuto poi la fortuna di studiare anche con lui, uno che si \u00e8 inventato la sua strada, mettendosi a fare jazz in un periodo in cui il jazz al Conservatorio non si poteva fare e invece ora \u00e8 insegnante proprio di tromba jazz al Conservatorio di Milano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>La parola \u201cfatica\u201d ritorna spesso nei tuoi racconti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cPerch\u00e9 \u00e8 una componente reale. Studio molte ore, e lo faccio con convinzione. Quando salgo sul palco voglio sentirmi tranquillo, sapere di aver fatto tutto il possibile. Poi pu\u00f2 capitare di sbagliare. A tutti succede. L\u2019importante \u00e8 non fermarsi, non perdere fiducia nel percorso\u201d.<br><br>Come reagisce il pubblico a questo tipo di proposta musicale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSpesso con sorpresa, soprattutto nei piccoli centri dove la musica colta non \u00e8 abituale. All\u2019inizio pu\u00f2 sembrare distante. Poi, quando ascoltano davvero, qualcosa cambia. Si accorgono che non \u00e8 musica fredda o astratta: \u00e8 musica viva, emotiva. E quel momento di trasformazione \u00e8 una delle soddisfazioni pi\u00f9 grandi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Guardando al futuro, cosa desideri?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u201cDesidero continuare a crescere e a fare bene quello che so fare. Riscoprire altra musica, approfondire, migliorare. Io sono un musicista barocco, e va bene cos\u00ec. Non ho bisogno di essere altro. Se riesco a restituire vita a queste pagine e a farle parlare ancora al presente, sento di aver fatto il mio lavoro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">by\u00a0<strong><em>A fool on the hill<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seconda intervista per la rubrica de Al Nutisiari, intitolata La musica che ci gita intorno. 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