E’ stata illustrata questa mattina la giornata in ricordo del padre della sociologia italiana Franco Ferrarotti, trinese, morto a Roma lo scorso anno a 98 anni, il 13 novembre 2024. A presentare l’appuntamento il sindaco Daniele Pane, gli autori del libro su Franco Ferrarotti, vale a dire Pier Franco Irico e Bruno Ferrarotti, e il primo conservatore della Partecipanza dei Boschi Ivano Ferrarotti.
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Il libro sarà presentato domenica 16 novembre alle 10 in biblioteca civica “Favorino Brunod” ed è stato curato da Bruno Ferrarotti e Pier Franco Irico e promosso da Comune di Trino, Anpi Trino e Partecipanza dei Boschi.
Pane ha ricordato che “l’idea di questa giornata in ricordo del nostro illustre concittadino nasce qualche mese fa quando Bruno Ferrarotti e Pier Franco Irico mi dissero che stavano lavorando al libro sul sociologo, figura di spicco per la nostra, pur essendo nato a Palazzolo Vercellese, unico dei fratelli, ma tutta la sua famiglia è trinese. Ferrarotti è stato docente, deputato, e tante altre cose. E’ definito il padre della sociologia italiana, che prima di lui non esisteva e per lui venne creata la cattedra in sociologia nel 1960. Era quindi giusto da parte della nostra città omaggiare la sua figura”.
Ivano Ferrarotti ha aggiunto che “Franco Ferrarotti era socio della Partecipanza dei Boschi sulla quale aveva anche scritto il libro “Atman. Il respiro del bosco”, quindi come Partecipanza ci sembrava giusto ricordare il nostro illustre concittadino e socio”.
Irico ha continuato dicendo che “Franco Ferrarotti è stato il primo sociologo italiano, è il padre della nostra sociologia e va ricordato che il grande filosofo Benedetto Croce non apprezzò per nulla la nascita della sociologia. A me piace definire la sociologia come una filosofia coi piedi per terra, mentre la filosofia mi pare sempre un po’ nell’aria. Personalmente ho avuto la fortuna di aver incontrato Ferrarotti nella sua casa di Roma, quando ero militare. Andai all’indirizzo su una sua pubblicazione, scoprii che abitava lì e suonai alla porta, aprì sua moglie, americana, e mi disse che non c’era e di tornare il giorno dopo. Così feci e lui mi mise a mio agio, mi offrì una fetta di torta e una aranciata, mi parlò del medico trinese Luigi Pezzana, di Trino, della centrale, e parlammo in dialetto. Mi colpì l’enorme vastità di libri nel suo studio”.
Bruno Ferrarotti ha aggiunto: “Franco, classe 1926, aveva tre fratelli, il maggiore, classe 1924, che viveva a Torino, mentre gli altri due erano Valter e Faustino. La loro casa era in via San Pietro 69. Il noto sociologo ha avuto quattro figli, Laura e Marisa, che vivono a Roma, e Pietro, che è a Milano, che saranno presenti domenica, e Roberto che invece vive a Naples, in Florida, e che non sarà presente. Tutti loro ci hanno fornito un ricordo del padre. Nel libro abbiamo messo in evidenza i passaggi della vita di Franco Ferrarotti, dagli studi, alla politica, alle botte prese dagli autonomi, il legame con Trino. Lui era l’unico dei fratelli che era nato a Palazzolo Vercellese perché la famiglia si era trasferita per due o tre anni alla cascina Arale in zona Fornace di Palazzolo, per far andare le terre. Papà Eduardo nel dopo guerra aveva preso poi una licenza per girare con un carro ippo trainato col quale andava a raccogliere la lolla bruciata che si usava nelle stufe dell’epoca, e ne faceva dei mucchi, in dialetto i baron, e da lì nasce il soprannome Barunat”.
Bruno Ferrarotti ha aggiunto: “Anni fa ho svolto una ricerca per gli anni dal 1931 al ‘68 sui quinternetti della Partecipanza e una volta accanto ai cognomi erano segnalati anche i soprannomi. Ne ho rilevati circa 140. Ci vorrebbe un’analisi sociologica sui soprannomi, che hanno una loro logica e sono da studiare”.
Tornando alla giornata di domenica 16 novembre, Bruno Ferrarotti ha detto che “la conclusione della mattinata sarà affidata a un pezzo scritto dal giornalista trinese Dario Olivero, capo redattore della cultura di “La Repubblica” e del supplemento culturale “Robinson”. Io e Pier Franco nel libro abbiamo anche trascritto le lettere del sociologo, che non aveva una gran bella calligrafia. Franco Ferrarotti, ci hanno detto le figlie che stanno mettendo negli scatoloni i volumi di cui era in possesso, aveva circa 28.000 libri”.

