Si è conclusa con “Salute è ricerca” la serie 2025 dei “Sentieri della Salute” proposti dal Comune di Trino e dall’Aido gruppo intercomunale “Francesco Rolando” di Trino.
Ad introdurre l’incontro è stata la vice sindaco Elisabetta Borgia che ha detto “di dover un grande ringraziamento a Daniela Costamagna, presidente dell’Aido trinese, e con lei tutta l’Aido, la Tridinum e tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita di questi incontri”.
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Costamagna ha introdotto la relatrice dell’incontro, la dottoressa Francesca Piccotti, biologa e ricercatrice, affermando che “ho scoperto come sia una donna raffinata, di classe, colta e che può dare tanto all’Aido, e le ho già parlato di una possibile successione alla presidenza da me a lei. Con questa serie di incontri abbiamo cercato una filosofia di tematiche, per capire di che salute parlare, andando a sviscerare tanti aspetti della salute del nostro corpo. Abbiamo pensato che questa filosofia avesse le carte in regola per mettere in discussione le varie tematiche e per proporre delle conferenze interessanti, e mi pare che la strategia sia stata vincente. L’ultima conferenza del 2025 è sulla ricerca, un argomento a me caro e che mi ha fatto tornare ai miei primi anni di università. In questo incontro si parla delle cellule, l’anima costitutiva dei viventi, sulle quali gli studi partirono nel 1600”.

Costamagna ha aggiunto: “I “Sentieri della salute” torneranno il 17 gennaio alle 16.30 in biblioteca con la storia del gruppo Aido di Trino, spiegando perché è intitolato a Francesco Rolando, con la presenza di sua mamma, di un’altra mamma che ha ricevuto il dono di un organo per sua figlia, e un’altra mamma ancora che poterà la propria testimonianza sulla donazione di organi. Il 21 febbraio ci sarà una conferenza con il dottor Ottavis sulla farmacologia, mentre il gruppo provinciale di Vercelli dell’Aido organizzerà un appuntamento con la Marmar Trino. Ma c’è ancyhe altro in pista”.
La biologa e ricercatrice Francesca Piccotti è intervenuta parlando della ricerca: “Parliamo di un qualcosa che è al servizio della ricerca clinica, la biobanca di ricerca, struttura che è connessa alla salute umana. Una biobanca di ricerca è un’unità di servizio, organizzata e senza scopo di lucro, che raccoglie, processa, conserva e distribuisce in modo standardizzato materiale biologico umano e i dati clinici associati, rendendoli disponibili alla comunità scientifica per la ricerca biomedica, garantendo la qualità, la tracciabilità, la protezione dei dati e il pieno rispetto dei diritti e del consenso informato dei donatori”.
Le parole chiave sono queste: materiale biologico (sangue, tessuti, cellule, Dna): dati clinici associati (anamnestici, clinico-patologici): qualità (normative e linee guida definiti a livello globale); tracciabilità (codice pseudoanonimo univoco, sistema gestionale); protezione dei Dati (privacy – GDPR); consenso informato dei donatori.
Quali tipi di campioni vengono conservati nelle biobanche di ricerca: tessuti d’organo, saliva, sangue (plasma, siero, eritrociti, globuli bianchi), feci (microbiota intestinale), cellule, organoidi, acidi nucleici e proteine.
Piccotti ha poi parlato di storia del settore, per spiegare in seguito come le biobanche contribuiscono al progresso scientifico e alla salute: “Con l’accelerazione della ricerca biomedica attraverso l’identificazione di nuovi biomarcatori (diagnosi precoce e prognosi della malattia, identificazione di nuovi bersagli terapeutici). Con lo sviluppo della medicina personalizzata o di precisione (trattamenti più efficaci e minori effetti collaterali). Con il miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria (validazione clinica). Con la raccolta di informazioni utili per politiche di salute pubblica e prevenzione. Con l’impatto sulla Sanità Pubblica (studi su malattie complesse e patologie rare)”.
Ha illustrato quale sia il ruolo della donazione:questa permette l’esistenza di una biobanca. Il legame tra donatori e biobanca è come un patto solidale di reciproco rispetto, di cui la biobanca è custode. Il bene comune è subordinato ad autonomia e dignità del donatore. La donazione alla biobanca è un atto altruistico.
Infine, per chi operano le biobanche: per la comunità scientifica per accelerare le scoperte attraverso materiale biologico di alta qualità e dati associati, indispensabili per l’identificazione di biomarcatori per diagnosi precoci, la comprensione dell’origine e dello sviluppo delle malattie complesse (cancro, malattie neurodegenerative), lo sviluppo di nuove terapie e la promozione della medicina di precisione. Per i donatori: etica, consenso e tutela, assicurando che il contributo del donatore sia volontario e tutelato. Per la collettività: salute e beneficio pubblico, trasformando la generosità individuale in un patrimonio collettivo per la salute delle generazioni presenti e future.

