Incontro sul No al referendum sabato 14 marzo

Si terrà sabato 14 marzo alle 10 l’ultimo incontro informativo organizzato dalle realtà locali che sostengono le ragioni del No in vista del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che si svolgerà il 22 e 23 marzo.

Organizzato dal circolo di Trino del Partito Democratico, con Anpi Trino, Cgil, Legambiente e sotto l’egida del Comitato Provinciale per il No al Referendum, l’appuntamento è a “Il Convento” in via Hermada 3/A. 

Gli organizzatori spiegano: “Appuntamento di particolare rilievo, con due ospiti di eccezione: la senatrice Pd Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, e Davide Mattiello, responsabile Dipartimento Legalità e Giustizia del Pd piemontese. Due relatori che hanno forti competenze in materia e che, da punti di vista diversi, hanno dedicato gran parte della loro vita professionale e politica alla difesa e tutela della legalità e per una giustizia più giusta ed efficiente in Italia”.

“Anna Rossomando, torinese, avvocata penalista, dopo diverse esperienze amministrative, viene eletta in Parlamento nel 2008, prima alla Camera dei Deputati, quindi al Senato della Repubblica, dove ricopre il ruolo di Vicepresidente dal marzo del 2018. È inoltre membro della Commissione Giustizia del Senato. Davide Mattiello, referente regionale di Libera, l’associazione presieduta da don Ciotti e in prima fila nella lotta alle mafie, dal 2002 al 2010, continua negli anni a seguire l’impegno associativo ed è parlamentare dal 2013 al 2018, anni in cui fa parte delle Commissioni Giustizia e Antimafia e si occupa della modifica dell’articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso, e del sistema di protezione dei testimoni di giustizia”.

“Entrambi impegnati a sostenere il “No” al referendum, saranno a Trino per spiegare in maniera puntuale ma semplice e diretta i motivi per cui è necessario opporsi a questa proposta di riforma costituzionale, imposta dal Governo al Parlamento e su cui non vi è stata alcuna possibilità di confronto nelle aule parlamentari. Una riforma che rischia di indebolire la Magistratura e minare il principio della separazione dei poteri, alla base di ogni democrazia sana. Una modifica costituzionale da respingere con convinzione perché si ridurrebbero l’efficacia degli strumenti d’indagine e renderebbero più difficile perseguire reati gravi come corruzione, concussione e mafia, perché si aprirebbe la strada a una magistratura più esposta a pressioni politiche, riducendo l’autonomia dei magistrati e alterando gli equilibri costituzionali, rendendo così meno sicuro l’accesso alla giustizia, soprattutto per i soggetti più deboli”.