La vita strappata di Guido Tieghi, tra calcio e carcere

Interessante l’illustrazione della vita di Guido Tieghi, ex calciatore, vittima di una ingiusta carcerazione tra fine 1948 e l’aprile del 1950. Ne hanno parlato alla presentazione del libro “La vita strappata di Guido Tieghi – Una storia della Resistenza” domenica mattina in biblioteca civica con l’organizzazione dell’Anpi di Trino.

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A presentare l’incontro il presidente dell’Anpi Pier Franco Irico, Enrico Pagano, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Varallo, e l’autore Massimo Novelli.

Irico e il sindaco Daniele Pane hanno introdotto l’incontro, mentre Pagano è entrato nei dettagli: “Di Tieghi mi parlarono anni fa a Vercelli Teresio Pareglio e Renato Giara, ricordandomi come fu giocatore del Grande Torino e che ebbe una carriera in Serie A. Di lui mi hanno raccontato della tripletta all’Inter quando Tieghi giocava nel Livorno. Purtroppo ha avuti vicissitudini che ne hanno interrotto la carriera, con l’arresto e la carcerazione. La sua è davvero una vita strappata, nella quale c’è il Tieghi calciatore, il Tieghi partigiano nella Resistenza con la 182^ Brigata Garibaldi, quella dei vercellesi anche se sera nel biellese, e c’è il Tieghi in carcere dopo la guerra”.

Novelli ha parlato del libro e di Tieghi: “Mi piace raccontare storie di sport, specie di calcio, legate alla Resistenza, come già fatto in passato e poi con Tieghi, del quale avevo sentito parlare, poi ho letto e mi sono informato su di lui, vittima di una caccia alle streghe contro i partigiani soprattutto comunisti, dopo la vittoria della Democrazia Cristiana nel 1948. I fascisti venivano amnistiati, i partigiani perseguiti. Tieghi, dopo la Pro Vercelli, era andato al Grande Torino, giocò poco, tre partite, ma segnò due reti, e vinse lo scudetto 1946-1947. Era molto considerato, definito l’erede di Guglielmo Gabetto e Silvio Piola. Ma ci fu quella vicenda giudiziaria, il carcere, poi anche negli anni successivi fu sorvegliato dalla Polizia fino agli anni ‘60”.

Novelli è entrato nel dettaglio della vicenda giudiziaria: “Il 21 dicembre 1948 stava uscendo dal barbiere in corso Libertà a Vercelli e venne arrestato e portato al carcere di Vercelli, con l’accusa di aver preso parte all’omicidio di quattro donne. Giocava nel Novara, la carriera calcistica fu interrotta, uscì di prigione solo nell’aprile 1950. Tieghi, insieme ad altre persone, venne accusato del quadruplo omicidio nell’allora borgo rosso dell’Isola di Vercelli. La stampa all’epoca, quella di centro e di destra, lo attaccò con ferocia, così come il giornale della curia. Per lui, che aveva iniziato nella Pro Vercelli, era stato al Grande Torino, chiuso da Gabetto, poi nel Livorno e nel Novara, con un radioso futuro calcistico, dopo alcune settimane nel carcere di Vercelli, ci fu il trasferimento al carcere di Marassi a Genova, a due passi dallo stadio così che, beffa ulteriore per lui, ogni domenica sentiva il tifo di Genoa e Sampdoria. La vicenda giudiziaria di Tieghi si risolse alla Corte d’Appello di Torino: era stato accusato da magistrati e poliziotti reduci dagli stessi incarichi in epoca fascista, e l’accusa era basata sulle dichiarazioni fasulle di un altro calciatore, Enrico Santià, il quale era oppresso da problemi giudiziari, che lo avrebbero dovuto portare in carcere, e perciò cercava di ovviarvi in questo modo. Accusò Tieghi, Rosso, figlio di un altro campione della Pro Vercelli degli anni ‘20, e altre tre persone. I più attenti dell’epoca, dopo quindici mesi di detenzione, dopo aver dormito sul pavimento per tempo, dopo aver contratto malattie in prigione, Tieghi difficilmente sarebbe tornato il calciatore di prima. Nessuno lo voleva, neanche la Pro Vercelli fece qualcosa di concreto per lui per aiutarlo, finché andò al Vigevano, dove tra l’altro segnò il classico gol dell’ex contro la Pro Vercelli. Terminò la carriera ad Aosta, dove venne aiutato dal locale Partito Comunista. Tieghi rimase comunista fino alla morte”.

Novelli ha concluso: “La sua vita è costellata di altri drammi, si sposò poi con una giovane ragazza di 16 anni, figlia di un fascista e lei stessa fascista. Ebbero un figlio, ma poi il rapporto con la moglie terminò e lui non vide più suo figlio. Tieghi tentò anche il suicidio nel 1964, lo trovarono agonizzante in piazza Chanoux. Solo in seguito la Pro Vercelli si ricordò di lui, gli diede l’incarico di allenatore dei Giovanissimi. Morì di un male incurabile nel 1973 a 48 anni. Suo figlio solo dopo 50 anni si è potuto re-impossessare della memoria di suo padre Guido. Quella di Tieghi è una storia drammatica, nata nella stagione del processo alla Resistenza che coinvolse tanti ex partigiani innocenti”.

Pagano ha concluso sull’omicidio oggetto dell’accusa a Tieghi: “Avvenne al rione Isola, l’autore fu Felice Starda, il partigiano “Bugia”, che assassinò tre giovani donne e un’anzia, pare che questa la uccise tornando indietro perché lei lo aveva riconosciuto. Fu poi giustiziato dagli stessi partigiani”.

Un ultimo ricordo da Novelli: “Tieghi in carcere ad inizio maggio 1949 ricevette una cartolina da Lisbona che riportava tutte le firme dei campioni del Grande Torino, che non si erano dimenticati del loro ex compagno di squadra e che gli volevano stare vicini. Ricevette quella cartolina pochi giorni dopo che quella squadra era precipitata con l’aereo a Superga”.