Monsignor Stefano Bedello, trinese, vicario dell’arcidiocesi di Vercelli, durante la presentazione del libro di Bruno Ferrarotti sul Cottolengo ha offerto una interessante e profonda riflessione sull’impegno e la partecipazione nella cosa pubblica. Eccola, tutta da leggere, per poi rifletterci.
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“A Trino non sono mai mancate le vocazioni religiose. In quasi due secoli sono più di 40 quelle trinesi per il Cottolengo, in maggioranza donne. Ma la vocazione non è soltanto quella religiosa: vocazione è anche quella alla partecipazione, che manca ai giorni nostri. Manca il desiderio di partecipare alla cosa pubblica, di dare un contributo alle associazioni che vogliono continuare a fare del bene, ma sono sempre più ridotte numericamente. Il libro di Bruno Ferrarotti parla anche di forze che arrivano dalla base, dalla gente del posto. A Trino abbiamo diverse confraternite molto antiche, nate tutte con uno scopo da perseguire. Partecipare oggi alla vita delle confraternite vorrebbe dire rivitalizzarle e questo comporta impegno laicale. Il consiglio di amministrazione dell’Ospedale è composto, fra gli altri, da membri nominati dal Comune di Trino e da membri nati di due confraternite locali. Come tutti sapete, oggi una delle più antiche confraternite trinesi ritiene di non farne più parte, perché non si sente più di esprimere il proprio esponente per l’amministrazione dell’ex ospedale. Questo fa capire la situazione e la difficoltà odierna. Bisogna comprendere che non basta dire «… ci pensino gli altri»: questa è indifferenza, se viene a mancare la risposta partecipativa laicale. Stimoliamo i giovani a non lasciar perdere le nostre tradizioni. L’Ospedale è testimonianza di secoli di impegno di benefattori, di uomini di scienza, di sacerdoti e di suore, le ultime – tuttora ricordate – furono suor Albina e suor Luigia. In tutto, se manca la partecipazione, si rischia di deperire e di perire. Il rischio che il bene fatto venga dimenticato è da mettere in conto; quello fatto per essere ammirati non è bene, ma se è vero bene può anche venire dimenticato. Mettere nero su bianco, nelle pagine di storia locale, aiuta a ricordare. A Trino è anche nata l’Oftal: sono reduce dal pellegrinaggio diocesano a Lourdes e in quell’occasione ho visto decine di giovani fra 16 e 25 anni prendersi cura dei malati. Forse questo dovrebbe farci capire che i giovani hanno ancora voglia di fare cose buone, ci sono giovani di buona volontà. Stimoliamoli tutti”.

