Numerosa e attenta cornice di pubblico per la presentazione del libro “Il Cottolengo a Trino: un modello assistenziale per la rinascita dell’ospedale e il fiorire delle vocazioni religiose (1835-1935)” di Bruno Ferrarotti in piazza Banfora. Il volume è il 33 della collana “Studi Trinesi” del Comune di Trino. Con l’autore c’erano il sindaco Daniele Pane, il vicario generale dell’arcidiocesi di Vercelli monsignor Stefano Bedello e don Maurizio Galazzo, sacerdote e biblista.
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Pane ha esordito dicendo che “si tratta di un lavoro fatto con la solita dovizia che compete a Bruno Ferrarotti, che in questo caso parla della storia del Cottolengo a Trino, una storia fatta di umiltà e di assistenza agli ultimi. Dalla storia si può sempre imparare e così si può apprendere qualcosa di utile concreto da un metodo nato nel 1800 ma ancora attuale in chiave moderna”.

Monsignor Bedello ha spiegato che “la storia nella storia narrata in questo libro, ottiene la sua giusta dignità. Bruno Ferrarotti per anni ha lavorato insieme a Franco Crosio con un metodo basato sulla ricerca, in senso alto. Ferrarotti riesce sempre a sorprendere con le sue ricerche perché utilizza un metodo da segugio, quasi infallibile. In questo libro si leggono intrecci da vita di comunità e storia di santità. Quando si dice il Cottolengo si deve intendere soprattutto Giuseppe Cottolengo, che ha portato a Trino la sua opera con le suore all’Ospedale. Ho avuto il piacere di dare il mio contributo di poche pagine a questo libro, ci ho messo del tempo perché volevo dare un senso profondo alle mie parole per un contesto che parla di santità, che è ben presente in Piemonte. Bruno Ferrarotti ha saputo scavare tra le vicende che hanno riguardato sacerdoti e religiose. A Trino c’è un detto: a Trin, ‘n previ, na mogna e ‘n crin. Fa capire quanta religiosità c’è nella nostra città, dove sono stati presenti, o lo sono ancora, sacerdoti diocesani, salesiani, francescani, domenicani, giuseppini, e gli ordini delle suore. Trino conta tanti uomini e donne di fede che hanno speso la loro vita per vivere il Vangelo. Ferrarotti ha trovato storie di vita vissuta e ora ritrovata, quando un santo del Piemonte nel 1835 accompagnò di persona due suore all’Ospedale di Trino per prestare servizio. Questo libro consente a noi di ricordare, termine che significa riportare al centro del cuore”.

Ferrarotti ha detto che “quando il Cottolengo portò le suore a Trino nel 1835, iniziò la nuova storia dell’Ospedale che fino ad allora contava tra i sei i nove posti letto e una situazione drammatica, tanto che il Cottolengo scrisse che i malati non potevano essere assistiti da persone che fino a poco tempo prima lavorava con l’aratro”.
Ferrarotti ha aggiunto che “sul fatto che la storia sia maestra di vita, di questi tempi viene difficile pensarlo, visto cosa sta succedendo in giro per il mondo”.

L’autore ha ricordato che “nel 1805 il periodo Napoleonico riportò la parrocchia di Trino sotto la diocesi di Vercelli, dopo 331 anni sotto quella di Casale Monferrato”. E che “a Trino ci sono 28 chiese, 17 nel capoluogo, 2 a Robella e 9 nelle Grange. Tutte le categorie dei lavoratori trinesi un tempo avevano un santo che le proteggeva”. Sul Cottolengo ha aggiunto che “si trattava di fare attività ben concreta, l’assistenzialismo, ma con metodo, organizzazione, per fornire risultati concreti. Chi lavorava male, veniva sostituito, avvenne anche per le suore, perché chi lavorava male non doveva fare questo lavoro”.

