Angelini: “Divertimento e convivialità, vi aspetto a Trino DiVino”

“Il vino è convivialità, è festa, è divertimento. Domenica 5 ottobre vi aspetto a Trino con gli amici dell’Aoct per la quinta edizione di Trino DiVino. Ci aspettiamo tanta gente per un evento conviviale e divertente e poi sarà una bella giornata di sole, con una temperatura ideale, né calda né fredda, per vivere una giornata insieme al nostro amato vino”.

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Quel vino di cui ne parla con passione e trasporto, con tanto amore e tanta competenza, Franco Angelini, presidente dell’Enoteca Regionale del Monferrato.

Angelini quante cantine saranno presenti a Trino DiVino domenica?

<<Ventotto, con tutta l’offerta dei vini del nostro Monferrato, bianchi, rossi, spumanti, rosati. Ma ci sarà anche un punto dedicati ai vini che arrivano da fuori Piemonte, per dare un senso più nazionale a questo appuntamento. Inoltre abbiamo creato un punto in cui si terrà una sorta di quiz per provare a indovinare il tipo di vino che verrà proposto in assaggio a chi vorrà partecipare, che sarà bendato. Un assaggio alla cieca che consentirà, a chi sarà bravo ad indovinare, di ricevere un premio in palio”.

Quale caratteristica avrà Trino DiVino?

“Quella della sostenibilità per essere plastic free. Chi riporterà indietro i calici in tritan potrà partecipare a un concorso che metterà in palio alcuni premi, tra cui anche un viaggio. Vogliamo invogliare la gente a non abbandonare in giro i bicchieri e ad essere responsabile”.

Quali obiettivi vi ponete con Trino DiVino?

“Quello principale è di far conoscere cantine nuove e non a chi magari non le conosce ancora, e di conseguenza conoscere quali sono i loro prodotti. E con questo un altro obiettivo è il divertimento per tutti i partecipanti all’evento, passando dalla cultura enologica che è vicina a Trino, alla cultura delle auto d’epoca, alla conoscenza della città di Trino che offre sempre tanto a chi viene a visitarla. Vogliamo far conoscere il vino in modo alternativo, non solo dal punto di vista enologico, ma soprattutto sotto l’aspetto della convivialità. Ultimamente stiamo assistendo a un gioco al massacro sul vino da parte di certa gente e di certe campagne che vogliono farlo passare come un qualcosa che fa male, che se lo bevi ti tolgono la patente. Viene demonizzato. Cose errate. Come per tutte le cose, non bisogna esagerare, ma si sappia che il vino non è il diavolo”.

Com’è il rapporto dei giovani col vino?

“I giovani hanno un buon rapporto col vino, manca invece la fascia fra 25-35 anni, fin quasi i 40. I giovani attuali si sanno regolare bene con questa bevanda, mentre l’altra fascia di cui dicevo prima ha subito un’immagine non corretta del vino e ha preferito passare ai cocktail e alla birra e non sarà facile recuperare queste persone, ci sarà da lavorare molto. Si parla tanto dei tipi di vino, biologico, naturale e quant’altro, ma bisogna ricordarsi che il vino è il prodotto della fermentazione dell’uva ed è convivialità e felicità”.

Come è andata la campagna 2025?

“Abbiamo patito i caldi di giugno e agosto. I quantitativi di vino prodotto saranno inferiori ed inoltre c’è il fattore della svalutazione per via del fatto che qualcuno ha fatto passare il messaggio che le cantine sono piene e quindi si è abbattuto il prezzo delle uve. Ma noi vinaioli siamo abituati a combattere contro le difficoltà, queste ci temprano e abbiamo sempre la forza di andare avanti. Saranno prodotti di qualità. Negli anni passati si era vissuto un boom, che non si è mantenuto, ora viviamo un momento più ostico, ma proseguiamo per la nostra strada, sempre facendo passare il messaggio che il vino non è il diavolo, basta non esagerare”.

Come valuta la questione dei dazi?

“Innanzitutto va sottolineato che la crisi negli Stati Uniti d’America c’era già prima e quindi i dazi sono una sorta di protezionismo per i loro prodotti. Altri Paesi, nel continente asiatico, hanno invece svalutato la loro moneta e per l’importatore ci sono quindi delle difficoltà che aiutano invece i produttori locali. E’ uno scenario di crisi internazionale. Per quanto riguarda noi Monferrini, l’impatto è più contenuto, non è come quello prosecco per gli Stati Uniti. Ma va detto anche che la crisi internazionale la percepivamo già prima dei dazi”.