“Quando passo da Trino si scatenano in me emozioni, profumi e ricordi della mia infanzia. E sabato prossimo cercheremo di emozionare e di far sognare il pubblico di Trino”. Alberto Mandarini, trinese, classe 1966, ha una lunga e prestigiosa carriera alle spalle. Abile trombettista e compositore, è un pezzo forte del jazz italiano.
Iscriviti alla nostra newsletter
per rimanere sempre informato
Alberto Mandarini sarà protagonista sabato prossimo, 8 novembre, alle 21.15 al Teatro Orsa di Trino, del concerto “Love Song”, ad ingresso gratuito. Saranno proposti arrangiamenti e brani originali di Mandarini, brani di famosi autori italiani. L’appuntamento è proposto dal Comune di Trino, con la collaborazione della parrocchia di San Bartolomeo per il locale del Teatro Orsa.
Mandarini, con quale formazione vi presenterete sabato prossimo a Trino?
“Sabato al Cine Teatro Orsa saremo presenti con il “Phoebus Quartet” composto dal sottoscritto alla tromba, Fabrizio Trullu alle tastiere, Stefano Profeta al contrabbasso, Marco Castiglioni alla batteria. E ci sarà l’Orchestra “Bartolomeo Bruni” della Città di Cuneo con quindici elementi, tutti musicisti scelti e molto bravi e coi quali puoi lavorare benissimo, e un solista, il milanese Felice Clemente, sassofono soprano e tenore. Gli arrangiamenti sono stati curati dal sottoscritto e proporremo anche dei miei brani originali. Terremo in seguito anche un concerto a Vercelli e uno a Cuneo, poi ci sarà la stagione 2026”.

Phoebus Quartet e Orchestra Bartolomeo Bruni di Cuneo in concerto (foto Guido Fissolo)
Cosa proporrete al concerto?
“Apriremo con un mio brano intitolato “Lupo” che è una forma di omaggio e riconoscenza alla natura selvaggia e agli animali liberi. Ci saranno inoltre brani di Domenico Modugno, Paolo Conte, Lucio Battisti, Gino Paoli, Luigi Tenco, e altri miei brani”.
Cosa si aspetta da questo concerto nella sua Trino?
“La mia, e nostra, speranza è di far provare qualche emozione al pubblico. A me piace stare sul palco dando qualcosa in cambio alla gente per avere gli applausi, noi musicisti siamo venditori di sogni e quindi la speranza sabato prossimo è di far sognare le persone”.

Phoebus Quartet e Orchestra Bartolomeo Bruni di Cuneo in concerto (foto Guido Fissolo)
Quale è l’anima di questi suoi concerti?
“Cerco di mettere insieme le cose che mi piacciono, la classica e il jazz. Nel 2005 ho dato vita alla prima edizione di “Love Song”: ero passato da mio zio, grande appassionato di musica, prendendo in prestito circa 200 dischi di musica degli anni 60-70-80. E’ partito così il progetto che ha messo insieme un quartetto jazz con l’orchestra d’archi, e in alcuni un solista. A un certo punto però, dopo 15 anni, quel progetto, di canzoni ben riconoscibili ma rivisitate in chiave jazz, si è esaurito. Un anno fa ho ricontattato l’orchestra “Bruni”, con la quale collaboro dagli anni 2000, e con la quale abbiamo da poco realizzato la colonna sonora per il film “Trifole”, di Gabriele Fabbro, e ho proposto di dare vita a una seconda parte del progetto “Love Song”. Preso il tempo per la scrittura dei pezzi, questa estate abbiamo esordito ad Alba con il volume 2 di questo progetto”.
Com’è nata l’occasione di proporlo a Trino?
“Ci siamo sentiti con il sindaco Daniele Pane, che ringrazio perché è sempre molto attento e ben disposto a proporre appuntamenti di questo tipo, ed ecco che è nata l’opportunità per proporre a Trino il concerto di sabato 8 novembre. Per i nostri concerti abbiamo due opzioni: due quartetti, jazz e d’archi, o un quartetto jazz con l’orchestra d’archi, e in alcuni casi un solista, e per Trino abbiamo optato per la seconda soluzione”.

Alberto Mandarini (foto Roberto Cifarelli)
Quale è il suo legame con “Love Song”?
“Il primo disco, o volume, di “Love Song” l’ho dedicato ai miei genitori Bruno Mandarini e Caterina Gadano e sulla copertina ho inserito una loro foto mentre sono in viaggio di nozze, mentre il secondo disco lo dedico a mia moglie Lucia, senza la quale tante cose non sarei riuscito a farle. Sono due dischi dedicati ai miei affetti familiari”.
Quali sono le differenze fra i due volumi?
“La differenza fra i brani del volume uno e quelli del volume due di “Love Song” è che in questo secondo caso proponiamo due microscopiche monografie, una dedicata a Lucio Battisti e l’altra a un autore col quale ho avuto il piacere di lavorare per dieci anni e che, lavorando con lui, ho scoperto che i brani che più mi piacciono sono i suoi, ovvero Paolo Conte”.

Alberto Mandarini (foto Ferdinando Caretto)
Facciamo un salto indietro Alberto: lei è trinese, quale è il suo legame con Trino?
“E’ vero, sono trinese, ma nella mia città vengo pochissimo. A Trino ho ancora zii e cugini, mentre io vivo con mia moglie Lucia e i miei figli Chiara e Alessandro a Tigliole d’Asti. Vengo a Vercelli due volte a settimana: insegno tromba, musica d’insieme e tecniche d’improvvisazione alla “Vallotti” di Vercelli e ho la cattedra di tromba jazz al Conservatorio di Milano, quindi ci vengo anche per prendere il treno. Quando passo da Trino, saluto sempre la mia città d’origine. Devo dire che tutte le volte che ci passo in me si scatenano emozioni, sento profumi e ricordi, un viaggio nella mia infanzia. Ho lasciato Trino quando avevo 11 anni, nel 1977, ci trasferimmo a Vercelli, ma sono tornato spesso a trovare i nonni e ho sempre mantenuto i legami. Mi piace tenere vivi i legami con gli zii e i cugini, rivivere la mia infanzia. Tutti noi trinesi siamo molto legati al Teatro civico dove si tenevano le feste e i veglioni per San Bartolomeo, Natale e carnevale. Ricordo, quando ero piccolo, delle serate al Civico quando sentivo il profumo della pasta della pizza e noi piccoli ne eravamo attirati, spesso solo per giocarci. E sono molto legato al cinema Orsa e all’oratorio salesiano, che spesso frequentavo per giocare. Tornarci per il sopralluogo per il concerto, è stato un salto indietro nel tempo. Sono molto emozionato nel tornare a Trino con questo concerto e in quel luogo”.
Ci sono stati altri musicisti nella sua famiglia?
“C’erano già i miei nonni Battista Martinotti, al “Biundu”, che suonava la tromba nella Banda cittadina “Giuseppe Verdi” e nelle operette, e Cesare Gadano, anche lui musicista della “Verdi”. Nella Banda di Trino ho suonato anche da piccolo per un certo periodo di tempo”.

Battista Martinotti (dal libro L’origine e il divenire della Banda Musicale di Trino)

Cesare Gadano (dal libro L’origine e il divenire della Banda Musicale di Trino)
Da ricordare anche la sorella di Alberto Mandarini, Lorella che negli anni ‘70 ha fatto parte del corpo delle majorettes di Trino, delle quali è anche stata capitana per un periodo.

Lorella Mandarini in primo piano (dal L’origine e il divenire della Banda Musicale di Trino)
Come, quando e perché si è avvicinato alla musica?
“Quando avevo 5 anni ho sentito l’esigenza molto forte di suonare la tromba, però i miei genitori temporeggiarono perché ero troppo piccolo. Un anno dopo, a 6 anni, ho iniziato ad approcciarmi alla tromba, strumento che ho voluto suonare fin dall’inizio. Non so perché, era un’esigenza forte e un bisogno, come lo è mangiare. Passavo i miei pomeriggi a studiare la tromba, fu per me un’attrazione fatale. Così in seguito sono andato al conservatorio. Ho sempre amato la tromba, mi piaceva il jazz, volevo imparare a suonare come Louis Armstrong e altri trombettisti famosi, ma negli anni ‘80 i dipartimenti di jazz e rock non erano per nulla contemplati, c’era solo la musica classica al conservatorio. Che poi dire classica è molto riduttivo, ha tante sfaccettature. Studiando al conservatorio, mi sono innamorato della classica, cosa che per me non era preventivata, ma se qualcosa è bello, lo è, punto e basta, senza badare al genere. Ho imparato a conoscere cose che non conoscevo. Fino ai 40 anni ho portato avanti sia il jazz che la classica”.

Al centro un giovanissimo Alberto Mandarini (dal libro L’origine e il divenire della Banda Musicale di Trino)
Cos’è per lei la musica?
“E’ parte della mia vita, attraverso la musica comunico le mie emozioni, è ragionare su cose astratte che poi così astratte non lo sono, la musica è tutto ed è niente, ma soprattutto è una parte integrante della mia vita. Non ne posso fare a meno. Col senno di poi, mi sarebbe piaciuto approfondire altri strumenti, ma la tromba ti assorbe tanto. Tutti gli strumenti sono difficili, la tromba però è penalizzante, non puoi lasciarla da parte per un periodo, devi continuare, perché con la tromba il problema è riuscire a produrre un suono”.
Quale è il rapporto attivo dei giovani oggi verso la musica?
“Le modalità sono più o meno le stesse dei miei tempi. Studiare uno strumento è impegnativo, ci devi dedicare anima e corpo. La didattica si è evoluta tanto negli ultimi trent’anni, il percorso d’apprendimento è più rapido grazie allo sviluppo della stessa didattica. Nei ragazzi vedo sempre molta creatività e credo che per tutti coloro che si approcciano alla musica, sia una grande passione che aiuta ad esprimere sentimenti ed emozioni”.

