Giustizia per Valerio Miceli e perché non succeda più ad altri

“Vogliamo giustizia per Valerio. Lui purtroppo non tornerà indietro, ma vogliamo che sia fatta giustizia per lui e che non possa più succedere una situazione del genere ad altre persone”. Angelo Miceli e Liliana Cosentino sono i genitori di Valerio Miceli, il ragazzo di 30 anni che ha vissuto per tanti anni a Trino e che era residente da qualche anno a Palazzolo Vercellese con la sua famiglia. Valerio, nato il 3 febbraio del 1994, dopo che il 19 giugno 2024 era scappato dall’ambulanza che si era recata a prelevarlo dalla residenza per ragazzi con problemi psichici a Frassineto Po, è stato ritrovato senza vita il 22 giugno in una stradina secondaria a fianco della provinciale da Frassineto Po a Casale Monferrato, all’altezza dell’autostrada.

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Ora è in corso il procedimento giudiziario al Tribunale di Vercelli. La Procura vercellese ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci persone: il medico che dimise Valerio Miceli nei giorni precedenti alla fuga e a cui vengono contestate le dosi della terapia farmacologica stabilita per il ragazzo; il coordinatore educativo dell’appartamento in cui viveva Valerio e che lo inseguì per un breve tratto per poi non continuare; l’equipaggio della prima ambulanza a cui viene contestato di aver lasciato allontanare Miceli; gli operatori del 118 che avevano mandato sul posto un’ambulanza non medicalizzata, quindi una base, e poi comunicarono che non spettava all’equipaggio della seconda ambulanza, inviata sul posto, cercare il ragazzo; i membri della seconda ambulanza inviata sul posto.

Secondo le accuse, tutti questi fattori e comportamenti avrebbero portato Miceli a restare solo e senza cure, arrivando poi al decesso in seguito alla fuga.

Per i dieci imputati l’accusa è di cooperazione in omicidio colposo e secondo l’impianto d’accusa la condotta negligente di tutti gli imputati avrebbe portato alla morte di Miceli.

Sulla vicenda giudiziaria i genitori di Valerio affermano: “Non parte da una nostra richiesta, è nata per opera del magistrato e noi ci siamo affidati a due avvocati”. Si tratta dell’avvocato Enrico Teglia per Liliana Cosentino e dell’avvocato Patrizio Cavallone per Angelo Miceli. Il papà e la mamma di Valerio si sono costituiti parte civile. All’udienza preliminare del 25 novembre un difensore degli imputati ha chiesto al giudice Luca Dall’Osta di effettuare nuove perizie dopo quelle prodotte dalla procura. E’ stata così rinviata l’udienza e il prossimo appuntamento è per il 9 dicembre.

Angelo e Liliana spiegano: “A noi interessa che sia fatta giustizia per Valerio perché riteniamo sia stato vittima di una morte ingiusta. Parteciperemo a ogni udienza con lo striscione e le magliette col volto di Valerio”.

Facciamo quindi un passo indietro: di cosa soffriva Valerio?

“Era affetto da schizofrenia paranoica ossessiva”.

Quale è stato il suo percorso?

“E’ stato per oltre sette anni e mezzo nella comunità psichiatrica Il Tiglio di Acqui Terme, poi nel gruppo appartamenti della residenza psichiatrica di Frassineto Po -spiega mamma Liliana-. Valerio conosceva bene il percorso che doveva seguire, prima in comunità e poi in questa struttura, lui aveva la prospettiva di tornare a casa, anche se sappiamo che sarebbe stato difficile che fosse avvenuto davvero. Comunque, dopo gli anni nella comunità di Acqui Terme ha chiesto di proseguire il percorso nella struttura di Frassineto, e si è sempre comportato bene. Ha iniziato a non stare bene nel marzo 2024 e quando stava male era lui il primo a chiedere l’intervento dell’ambulanza per farsi portare in ospedale e, arrivato lì, si tranquillizzava, tanto che poi era lui a dirci di stare tranquilli che a quel punto stava meglio. Un mese prima dei fatti di giugno 2024 è di nuovo stato male ed è stato circa un mese in ospedale. Sarebbe dovuto andare in un’altra struttura, ma nel frattempo è tornato in quella di Frassineto. Il lunedì, due giorni prima della sua fuga dall’ambulanza, era in struttura, poi il mercoledì è stato di nuovo male e ha richiesto l’ambulanza, come sempre, chiamata dall’operatore della struttura tramite la centrale”.

Quali sono stati i fatti a quel punto?

“Valerio è stato caricato sull’ambulanza, poi però è scappato -afferma papà Angelo-. Ci hanno avvisati della sua fuga e siamo subito accorsi a Frassineto e con noi sono intervenuti tanti amici di Trino e della zona per iniziare le ricerche di Valerio. Su Facebook era stato segnalato che lo stavamo cercando, ci sono arrivate diverse segnalazioni, sono intervenuti soccorsi da tutto il Piemonte, con elicottero, droni, cani da ricerca, protezione civile. Senza successo. Le ricerche sono proseguite mercoledì, giovedì e venerdì, fino al ritrovamento del sabato mattina in questa stradina che non si nota, è in una posizione particolare per cui se non ci passi fatichi a vederla. Eravamo già passati lì vicino, senza notarlo. E’ stato ritrovato senza vita dalla Protezione civile di Frassineto Po. Valerio aveva percorso, verosimilmente di corsa, 3 chilometri e mezzo dal luogo della fuga a quello del decesso, che, come ha detto l’autopsia, è avvenuto per insufficienza cardiorespiratoria”.