I lavori svolti alla Fermi, la visita alla centrale, le dichiarazioni del sindaco Pane: l’Open Gate Sogin

Un via vai per due giorni ha caratterizzato nel fine settimana l’Open Gate 2026 della Sogin che ha aperto al pubblico le porte delle centrali nucleari italiane in dismissione: la “Enrico Fermi” di Trino, quelle di Caorso, Latina e Garigliano.

L’evento ha registrato oltre 5.500 adesioni, di cui 3.097 partecipanti nelle due giornate, 1.949 iscritti ad una specifica lista d’attesa e circa 500 fra rappresentanti istituzionali, giornalisti e iscritti a Open Gate Community.

Sogin ha accolto i visitatori con due percorsi di visita: “zona controllata” e “area industriale”, per le centrali di Trino, Caorso e Garigliano, mentre per Latina è stato programmato un solo percorso, “area industriale”.

Nel corso della visita, della durata di circa due ore, i tecnici di Sogin e della controllata Nucleco hanno accompagnato le persone alla scoperta di luoghi simbolo della storia industriale e nucleare del nostro Paese e hanno raccontato il lavoro che svolgono ogni giorno per terminare lo smantellamento di queste centrali e per gestire i rifiuti radioattivi, dal loro stoccaggio nei depositi temporanei alla sistemazione definitiva nel Deposito Nazionale.

L’evento ha avuto il Patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Istruzione e del Merito, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero dell’Università e della Ricerca, delle Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte, e dei Comuni di Caorso, Latina, Sessa Aurunca e Trino.

Alla “Enrico Fermi” il responsabile dell’area disattivazione, Fulvio Mattioda ha spiegato cosa è stato fatto in questi due anni: “Si è provveduto a mettere a norma il deposito D2 che da gennaio 2026 è oggetto di interventi di rifinitura e di conclusione dei vari sistemi. Al termine si svolgeranno i collaudi, sia interni, che, infine, da parte di Isin, per il monitoraggio radiologico. Nelle prossime settimane prima dell’estate verrà avviato il cantiere per realizzare l’impianto Sicomor per il trattamento dei rifiuti da resine esaurite, che fungevano in sostanza come filtro”. Mattioda ha illustrato i vari edifici, tra qui il deposito dei fusti di materiale radioattivo a bassa e molto bassa attività, che sono stoccati in gabbie da sei fusti che contengono quelle che sono definite “pizze”, ovvero il risultato della super compattazione dei rifiuti svolta alla Nucleco di Casaccia. Si tratta di un processo per ridurre i volumi.

In questi due anni alla centrale trinese, oltre ai lavori sul deposito D2 e la preparazione del cantiere del Sicomor, sono state svolte operazioni sul vessel del reattore della centrale nucleare, con la caratterizzazione del vessel e il sollevamento della testa del vessel, con il locale del reattore che è stato riempito d’acqua. Diversi gli altri interventi svolti, tra cui anche l’invio in Svezia di 500 tonnellate di materiale metallico per la sua fusione.

Al termine della visita, sul piazzale esterno, c’era il sindaco Daniele Pane che ha risposto ad alcune domande.

Ha rimpianti sulla questione del deposito nazionale?

“Mi porterò nella tomba il rimpianto di non essere riuscito in questa soluzione. Era un’opportunità per il territorio e ha comunque cambiato l’approccio culturale sul tema nucleare, cercando di essere pro attivi nella ricerca della soluzione di questo problema. Come già ribadito più volte, noi non torniamo indietro sulle decisioni prese alla fine di quel percorso, ma spero che ci sia, in chi fa parte dei siti inseriti nella Vas, una nuova sensibilità ad essere propositivi per trovare una soluzione. La nostra auto candidatura non ha allungato i tempi, come mi si accusava, ora ci sono 52 siti da verificare nella Vas, quindi mi pare che i tempi si siano allungati non per colpa nostra. Intanto l’orizzonte per il deposito nazionale si è spostato al 2040. Il tempo comunque sarà galantuomo e ci dirà se avevamo ragione. In quel momento sono stato precipitoso? La tornata elettorale ha influito? Forse. Certo è che i tempi stretti del mese dicembre con le feste di mezzo, non ci diedero il tempo necessario per condividere quella ipotesi col territorio. Credo sia stata un’occasione persa, il deposito nazionale avrebbe portato con sé il parco tecnologico come polo di ricerca, un investimento che poteva portare ricadute enormi su questo territorio, sia a livello economico che occupazionale, ma anche ambientale, perché sarebbe stata una scelta ecologica. Legambiente mi candidò addirittura al “Premio Attila”, che non ho ancora ricevuto. Il deposito nazionale avrebbe portato sicurezza al territorio e ricadute importanti per ridare vita a questa zona che ha dato tanto a livello di nucleare all’Italia, ma in modo positivo”.