“Il sito di Trino, per caratteristiche del rilevato, è adatto ad ospitare varie opere tecnologiche, come una centrale del nuovo nucleare, data center, batterie Bess, e altro ancora”. L’amministratore delegato di Sogin Gianluca Artizzu al termine della visita dell’Open Gate alle centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino ha risposto ad alcune domande.
Nella fase di decommissioning in corso, si sente più orgoglioso o frustrato?
“Stiamo gestendo lo smantellamento di impianti che non erano nati per essere smantellati ma per durare nel tempo. Sogin su questo è partita da zero, con l’input politico di smantellate in circa vent’anni, cosa impossibile. Nel corso degli anni ci sono stati tutti i permessi, e si sta smantellando una tecnologia che oggi potrebbe comunque essere ancora in funzione, con le opportune evoluzioni. La centrale di Trino potrebbe esserlo, Caorso certamente sì, Latina forse, Garigliano no perché ha subito troppe sperimentazioni. Quindi sì, mi sento orgoglioso per il lavoro che stiamo svolgendo, ma anche frustrato”.
Il nuovo nucleare potrebbe essere realizzato a Trino?
“Potrebbe riutilizzare il sito, ma non potrebbe riutilizzare la centrale nucleare che per gran parte è già smantellata. Sono già stato in Sogin e nel 2006 venni qui e non si vedeva il fondo del reattore, oggi si vede bene il vuoto. Quindi questo impianto non può ripartire col nuovo nucleare, forse potrebbe farlo il sito con una nuova centrale, o si potrebbe costruirne una nuova, questo è fattibile. Questo rilevato è costruito sui dati della più grande piena millenaria del fiume, è dotato di opere idrauliche, tecniche, di drenaggio, non ha vibrazioni. Pertanto ha componenti adatte per ospitare una centrale del nuovo nucleare o altre opere tecnologiche, perché ha le credenziali adatte per ospitare data center, o chi produce batterie Bess, e altro ancora. Sono dell’idea che non si debba smantellare il sito insieme all’impianto. Se poi dovessi scegliere tra le energie rinnovabili come il fotovoltaico, in cui credo fermamente, e le batterie, sceglierei le batterie perché danno un maggior risultato. Ricordiamoci poi che il sito nucleare è piccolo, così come un impianto geo-termo-elettrico”.

Il fiume può essere un problema per il nuovo nucleare?
“Il Po non è un problema, anzi, è acqua per il raffreddamento. Questo rilevato durante l’alluvione del 2000 era l’unico luogo asciutto nel vercellese”.
Quante centrali del nuovo nucleare sarebbero necessarie in Italia per soddisfare il fabbisogno?
“Dipende dalla portata delle centrali, ce ne sono di vario tipo, anche da 300 megawatt ed è in progetto una centrale da 450 megawatt. Facendo un calcolo, potrebbero essere necessari circa venti impianti e non sparsi in tutta Italia. Si pensi che qui a Trino in questo sito oggi potrebbero essere ospitate due centrali del nuovo nucleare, e senza gli edifici attuali, si potrebbe arrivare a quattro impianti”.
Col referendum però gli italiani avevano detto no al nucleare: come si può pensare al nuovo nucleare?
“In realtà i referendum dicevano altro. Quello del 1980 chiedeva di abolire il nucleare ma non era ammissibile. Nel 1987 i tre quesiti chiedevano di togliere i contributi ai comuni che avevano gli impianti, di non darli a chi voleva avere gli impianti, di vietare ad Enel di partecipare alla costruzione di centrali all’estero. Quindi gli italiani non scelsero di fermare le centrali nucleari, quella fu invece una scelta politica e non con i referendum, e l’Italia è l’unico Paese che ha fatto questa scelta. Un po’ più vicino a dire no al nucleare fu il referendum del 2011 che abrogava le norme che avrebbero permesso di costruire nuove centrali nucleari. Pertanto se si arriverà al nuovo nucleare, verrà fatto con una nuova legge. Ricordiamoci che oggi il nucleare in Italia c’è ancora, col decommissioning, il nucleare medico, quello industriale, quello da ricerca”.

