Ciao dutur: Trino saluta Gian Piero Irico

Medico di famiglia dal 1982 al 2024, calciatore in gioventù, appassionato di pesca, tifoso della Juventus, ma soprattutto una persona piacevole, disponibile, pronto ad intervenire in qualsiasi ora del giorno. Uno stakanovista. Ciao dutur.

Se ne è andato domenica Gian Piero Irico, notissimo a Trino, e non solo, medico per una vita. Era nato nel 1956, aveva 69 anni, era andato in pensione nel febbraio 2024, ma si è dovuto arrendere, dopo aver lottato, a una terribile malattia.

Il rosario verrà recitato in chiesa parrocchiale martedì 22 luglio alle 17,30, il funerale sarà celebrato da monsignor Stefano Bedello mercoledì 23 luglio alle 10,30, sempre in San Bartolomeo.

Gian Piero Irico aveva indossato le scarpette da calcio nella Voluntas B.O., allenato, come tanti ragazzini, dal Cisiu, il Tercisio Tavano. A 14 anni vinse una selezione e andò per una settimana a Coverciano: a livello nazionale fu il secondo miglior giovane calciatore. Era un talento, così si fecero avanti il Torino, il Milan, ma lui disse che voleva studiare. E così fece, frequentando il liceo scientifico. A 15 anni Irico, che giocava mezzala, esordì in prima squadra nel Trino, in Prima Categoria, subito in gol. Lasciò il calcio a 23 anni: si dedicò in tutto e per tutto agli studi per diventare medico.

La scorsa primavera, con tanti altri ex calciatori trinesi, Irico era stato premiato dalla Lupetti Bianchi Trino tra le leggende del calcio trinese. Lui che ne era stato calciatore, poi medico sociale, tifoso, aveva accettato di buon grado l’invito.

Da sinistra Luigi Falcone, Roberto Gualino, Elisabetta Borgia, Gian Piero Irico, Giuseppe Buffa

Tra i suoi studi, Irico fece medicina interna, al quarto anno di studi universitari, e ricordò sempre come quell’anno lo aiutò molto durante tutta la sua carriera da medico di famiglia.

Irico si laureò nel 1981 e l’anno successivo iniziò a praticare la professione: per lui era soprattutto una grande passione, ci metteva l’anima. Con gli amici e i mutuati con cui aveva più confidenza, a fine visita si fermava un paio di minuti in più a parlare, di tutto e di più, di calcio, politica, della sua Trino: parlava spesso e volentieri, raccontava come il compito del medico di famiglia fosse quello di indicare la strada giusta al paziente, mandandolo nel posto corretto in base alla sua malattia, ricoprendo così un compito diagnostico, cercando di arrivare nel momento giusto per far fare l’esame migliore al proprio paziente. E non ha mai nascosto di aver sempre collaborato coi colleghi, di essersi confrontato con gli specialisti, chiedendo aiuto, imparando da loro. Se Irico aveva un dubbio, racconta chi aveva a che fare con lui a stretto contatto, sfogliava libri, faceva ricerche, consultava colleghi specialisti. Non aveva nessun timore nel chiedere aiuto.

Il dutur poi era di una disponibilità fuori della norma: accorreva a qualsiasi ora, in caso di necessità, nel minor tempo possibile, che fosse giorno o che fosse notte. Il suo studio restava aperto ben oltre l’orario di chiusura, fino a pomeriggio inoltrato, quando aveva l’orario mattutino, e fino a tarda sera, quando aveva quello pomeridiano.

Fu in prima linea, con tanti colleghi, nella campagna vaccinale al mercato coperto di Trino durante il periodo del Covid-19.

Da sinistra Daniele Pane, Gian Piero Irico e Roberto Gualino

Gian Piero Irico non è stato solo calciatore e medico, era anche un provetto pescatore. Per anni al suo laghetto sulla strada per Robella, ha organizzato con l’amico Renato Chiaria, vero braccio armato dell’associazione, e con gli altri soci della Cannisti Trinesi, tante gare di pesca, specialmente dedicate ai ragazzini. Amava pescare: nel suo laghetto, al mare, nei fiumi di montagna.

Irico, al pensionamento, disse agli amici di essere contento di quanto aveva fatto da medico e che si sarebbe così potuto dedicare di più alla sua famiglia, ai nipotini, alla pesca. Purtroppo la malattia gli ha portato via tanto tempo e lo ha portato via prima del tempo.

Irico lascia un grande vuoto in città. L’attuale sindaco Daniele Pane lo ricorda sui sociale scrivendo che <<ci ha lasciati il dottor Gian Piero Irico, per tanti anni punto di riferimento per la nostra comunità, medico stimato e apprezzato da tutti. Dopo una lunga carriera dedicata con passione e professionalità alla cura delle persone, era da poco andato in pensione. Per me non era soltanto il dottore, era molto di più: era il mio medico di famiglia, il medico di tutta la mia vita. Una persona gentile, sempre disponibile, concreta, con uno sguardo attento e umano verso ogni paziente. Chiunque lo abbia conosciuto porta nel cuore un ricordo di fiducia e gratitudine. A nome mio, dell’Amministrazione comunale e di tutta la Città di Trino, voglio esprimere le più sentite condoglianze alla sua famiglia. Grazie di tutto, Dottore. Ti ricorderemo con affetto e riconoscenza>>.

Il suo predecessore Alessandro Portinaro fa altrettanto: <<Che colpo al cuore, caro Gian Piero. Il medico di tutta una vita, che ha seguito e curato con un’attenzione fuori dall’ordinario praticamente tutta la famiglia. Un medico che non si è mai risparmiato, capace di tenere assieme l’esperienza, senza però farsi mai fregare dalla routine quotidiana. Più che un medico, almeno per noi, ma sono certo sia stato così per tanti, tantissimi. Quello che alla fine della visita si fermava un minuto in più per fare due chiacchiere e tirare il fiato. Quello che era capace di sdrammatizzare con un “tuti bali!”, “què ch’a iè sa vira?” che ti rimettevano a posto. Il papà di Lara, un’altra forza della natura, a cui va il mio abbraccio più grande, assieme alla sua mamma, ai suoi cari. Accidenti Giampiero, quanto mancherai a tutta la nostra comunità>>.

E non può mancare il ricordo della Lupetti Bianchi Trino: <<Ciao Gian Piero. Tutti lo ricordiamo per la sua professione, ma qui ci piace parlarne come capitano e centrocampista del Trino degli anni 70. Mezzala tecnica e col fiuto del gol, era diventato capitano a 18 anni per poi ritirarsi a 24 anni per fare il medico a tempo pieno. A 14 anni era stato a Coverciano come uno dei dieci migliori prospetti del 1956. Già preso dal Torino, preferì concentrarsi sullo studio. Dopo Renzo Bedello ci lascia dunque un’altra leggenda>>.