Oltre l’80 per cento degli omicidi di donne sono femminicidi. Dato citato da Daniela Costamagna in apertura dell’incontro su “Salute e Libertà – Il connubio per una vita serena: la sfida dei centri antiviolenza”, organizzato per i Sentieri della salute dal Comune di Trino e dal Gruppo intercomunale di Trino dell’Aido, guidato proprio da Costamagna. E’ stata lei con la figlia Giorgia a proporre alcuni bravi con passaggi molto toccanti, prima di passare la parola alla dottoressa Sarah Sclauzero, presidente e coordinatrice dei Centri Antiviolenza di Casale Monferrato e di Alessandria.
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Sclauzero ha affermato che “sentire ciò che riguarda questo argomento continua ad emozionarmi. Per far capire quanto sia importante il tema, basti capire che una donna su tre di quelle che conoscete subisce violenza fisica, sessuale, economica, sociale. Le attiviste dei centri antiviolenza definiscono le donne che hanno subito violenza come delle sopravvissute, le altre invece non ce l’hanno fatta. Queste donne vittime di violenza vivono convivono con rabbia, solitudine, impotenza, voglia di essere ascoltate. Il centro antiviolenza fa questo, ascolta queste donne. Sono cofondatrice di Me.dea, associazione nata ad Alessandria nel 2009 per prevenire e contrastare la violenza sulle donne: er l’autunno prima quando con altre colleghe decidemmo di buttarci in questo impegno. Una volta partite, non sapevamo cosa sarebbe successo nei sedici anni successivi. Abbiamo così iniziato ad ascoltare queste donne che vivono in condizioni di privazione della libertà. Nel 2008 non si parlava ancora molto di violenza di genere come oggi”.
Sclauzero, che è psicologa, spiega come è stato scelto il nome Me.dea: “Medea è la donna descritta da Euripide e che è innamorata di Giasone, lo segue in terra ellenica, ma poi viene tradita e per vendetta toglie la vita ai loro figli. La nostra Medea è quella raccontata da Christa Wolf che rispolvera il mito di questa donna che sposa Giasone, lo segue in terra ellenica, dove scopre segreti importanti e così le uccidono i figli incolpandola per farla tacere. Questa è la nostra Medea, nel cui nome abbiamo aggiunto un punto tra me e dea”.
La psicologa ha aggiunto: “Nei nostri centri ascoltiamo donne che devono capire se vogliono continuare a vivere ciò che stanno vivendo o se voglio cambiare. Le ascoltiamo e le accompagniamo, stando sempre un passo indietro rispetto a loro. Quando è nata la nostra associazione, abbiamo scelto di fare formazione con la Casa delle Donne di Bologna che viveva già queste storie. E’ uno dei centri antiviolenza storici, degli anni ‘90. In tutti questi con Me.dea. abbiamo ascoltato quasi 2000 donne, abbiamo 20 operatrici tra Casale Monferrato e Alessandria, 5 operatrici nei centri di ospitalità. Nei nostri centri siamo tutte professioniste e non possiamo assumere personale. E’ un lavoro duro e impegnativo, quasi logorante internamente per via delle storie che raccogliamo. Viviamo male le situazioni di ingiustizia o le soluzioni poco rosee. I servizi che offriamo a queste donne sono tutti gratuiti, viene garantito l’anonimato, non spingiamo le donne a denunciare ma se scelgono di farlo le accompagniamo. Dobbiamo capire le esigenze di ogni donna che ci si presenta di fronte, accogliere le sue richieste per poter cercare di migliorare il suo benessere e farla stare meglio. Sarà la donna stessa a decidere se e quando lasciare l’uomo che le usa violenza. Ogni situazione è a sé stante”.
Sclauzero ha anche specificato un aspetto: “Si parla spesso di rapporto conflittuale. E’ diverso dal rapporto violento, sia chiaro. Quello conflittuale può essere sano, portare a soluzioni positive, ed è paritario tra l’uomo e la donna. Quello violento non è assolutamente paritario, ha un soggetto dominante e un soggetto dominato, e le parti restano sempre queste”.

