Sono trascorsi 25 anni dal 15-16 ottobre 2000, date della seconda tremenda alluvione in sei anni che colpì Trino. Sicuramente più intensa della prima, quella del 1994.
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E dopo 25 anni la sicurezza non è ancora ai livelli dovuti, manca il secondo lotto del nuovo canale scolmatore, manca l’allungamento del ponte sul Po.
Lungaggini burocratiche, il tergiversare della politica, poco pratica, poco concreta. Dimostrazione lo è anche il recente problema dell’esondazione del canale Poetto che ad aprile ha allagato parte del rione Cappelletta, dopo che si è aperto uno squarcio nell’argine del rio, di competenza regionale. Dopo sei messi la Regione Piemonte non ha ancora messo mano alla sistemazione del canale e del suo argine.
Quale fu la portata dell’alluvione del 2000?
La portata d’acqua nel fiume (dati Arpa Piemonte) che venne rilevata alla stazione di Crescentino era di 8.150 metri cubi al secondo, due settimane prima, il 30 settembre 2000 si era registrata la piena storica che era di 5.200 metri cubi al secondo.
L’alluvione a Trino nelle foto della ProCiv Augustus che intervenne sul posto






La cronaca della piena del 2000: il territorio trinese venne inondato dalle 12 del 15 ottobre 2000 quando l’argine nel territorio di Palazzolo veniva sormontato e distrutto in due tratti dalle acque del Po. Alle 14 l’acqua arrivò al rione Cappelletta, dopo le 16 passò la ferrovia e arrivò al centro storico che alle 17 registrava circa due metri d’acqua. Fra il ponte sulla strada provinciale per Pontestura e la strada statale 31 bis ci fu un livello di acqua fra 2,5 e 3 metri, fra la 31 bis e la ferrovia si arrivò a circa 2 metri. La centrale Enrico Fermi non venne allagata, essendo su un rilevato. Furono evacuate 100 persone, poi rientrate per buona parte nelle proprie case nei giorni successivi.
Ma cosa è stato fatto in 25 anni?
E’ stata rimossa la briglia della centrale nucleare Enrico Fermi.
Sono stati realizzati gli argini sul fiume Po, costruiti dopo l’alluvione del 2000, terminati nel 2004, e ora hanno un franco di circa 80 centimetri in più rispetto alla piena precedente. Costarono 8 milioni di euro, realizzando otto chilometri di argini fra Palazzolo e Trino, tredici opere di sottopasso.
C’è la centrale di sollevamento delle acque del reticolo idrografico minore, dotata di sei idrovore per una portata di 24 metri cubi al secondo.

Cosa manca?
Il secondo lotto del nuovo canale scolmatore: il primo lotto, quello che arriva a Pobietto, è stato ultimato alcuni anni fa, è già stato utilizzato in situazioni di emergenza e si è rivelato utile. Il secondo lotto partirà nella zona del nodo idraulico di Spinapesce, dove spunta il Roggione di Palazzolo, e il nuovo canale, completo, terminerà un chilometro e mezzo dopo Pobietto. Il primo lotto misura 2,3 chilometri, il secondo sarà di 2 chilometri, per 4,3 chilometri totali e una portata di 33 metri cubi al secondo. Il primo lotto è costato 5,2 milioni di euro, il secondo lotto è lievitato negli anni a 14,1 milioni di euro. Di quest’opera se ne parla ormai da più di vent’anni.
E manca l’allungamento del ponte sul fiume Po: sono previste quattro arcate in più, due per lato, per mitigare l’effetto imbuto che si nota raffrontando anche il ponte di Trino con quello di Crescentino: questo ha 18 arcate, a Trino sono 9 e di mezzo c’è il rilevato della centrale nucleare. L’area del ponte di Crescentino è di 2.543,4 metri quadrati, quella del ponte di Trino di 1.944 metri quadrati: aggiungere quattro arcate lascerebbe passare più acqua sotto al ponte.

