I cenni storici sui fatti di vita dei 750 anni della Partecipanza

Molto interessanti i cenni storici forniti col primo intervento al convegno per i 750 anni della Partecipanza dei Boschi. Intervento che è stato tenuto da Bruno Ferrarotti sul tema “La Partecipanza com’era”: “Sono partecipante dal 1968 quando è mancato mio papà, avevo 16 anni, e ho sempre seguito le vicende della Partecipanza. Problemi ne abbiamo avuti, anche non piccoli. Sul punto di vista ereditario e l’essere partecipanti, voglio ricordare che a Trino abbiamo avuto problemi sull’essere partecipanti e sui cognomi non trinesi. La Partecipanza è un bene collettivo che dovrebbe autogestirsi. Guglielmo VII del Monferrato era temuto, piuttosto cattivello, ricordato da Dante Alighieri nel Purgatorio dove lo scorge tra i principi negligenti in vita. Il bibliotecario trinese Salvatore Tricerri le scrisse la storia, affermando che era un guerriero cattivo e che quando morì nel 1292 ad Alessandria, la gente del posto pare che versò piombo fuso nel suo cadavere per accertarsi che fosse davvero morto. Furono contenti della sua morte, poi lo passarono ai casalesi e infine arrivò a Trino e venne sepolto nella chiesa di Santa Maria di Lucedio. I trinesi lo piansero perché da lui avevano ricevuto un bene come il Bosco. La data del 28 ottobre 1275 è quella di un documento nelle Carte della libertà o di franchigia, per questo si ritiene sia la più probabile per la concessione del Bosco ai trinesi”.

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Ferrarotti ha aggiunto: “Siamo alla cascina Guglielmina che è dedicata al Marchese del Monferrato ed è stata inaugurata nel 1903 dai partecipanti, poi ristrutturata nel 2005. Nel 1837-1838 venne realizzato il canale di Rive, che passa qui a fianco, e questo diede grossi problemi alle superfici forestali di questa zona. Ci fu un dibattito molto acceso e nel 1860 i partecipanti decisero che 15 ettari di Bosco fossero destinati a coltura agraria, arrivando alla reale trasformazione nel 1868. Nel 1901 i partecipanti decisero di costruire accanto a quei 15 ettari questa casa colonica per lavorare i terreni e così venne inaugurata nel 1903. Negli anni ‘80-’90 la coltura risicola in questo luogo non rendeva e si decise di tornare ad area boschiva”.

Nella sua esposizione Ferrarotti ha toccato un altro momento storico: “Altra data è quella del 1493 quando ci furono diatribe tra i soci trinesi e tra chi arrivava da fuori Trino e che volevano poter usufruire del Bosco. Dopo dibattito si decise che chi voleva e poteva comprarsi il diritto ad essere socio poteva farlo versando 180 fiorini. Questo acquisto avvenne ancora nel 1907, ma quel diritto poteva essere riscattato”.

Il tema delle donne: “Nel 1528 si parlò della successione delle donne che erano escluse dalla sorte e solo quando non c’erano figli maschi una poteva ereditare il diritto. Per fare un esempio, se c’erano cinque figli maschi, tutti ereditavano il diritto ad essere socio partecipante, se c’erano cinque sorelle solo una di loro poteva riscattare la sorte. L’ultimo caso è del 1904 quando per 414 lire venne riscattato il diritto di una donna per non farla diventare socia. Le donne entrarono a votare in Partecipanza solo dal 1° luglio 1988, ma ci furono assemblee di fuoco e si arrivò al referendum che vide la vittoria dei Sì alle donne con 123 voti ma ben 25 furono i voti contrari. Il diritto completo per le donne venne sancito infine col referendum del 6 luglio 2014”.

Altro caso degno di nota è del 1935: “Tutto il Bosco venne dato come riserva di caccia ai cacciatori e quando il Bosco della Partecipanza divenne Parco Naturale ci fu una lotta serrata tra soci cacciatori e soci non cacciatori. Nel 1990 si convinsero i soci ad entrare nel Parco con una legge regionale che garantiva l’autogoverno totale del Bosco alla Partecipanza, poi tolto nel 2011 dalla Regione Piemonte. Quella legge venne copiata dalla Regione del Veneto che la fece per il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo con i Regolieri d’Ampezzo che gestiscono il Parco regionale. Questo non è avvenuto in Piemonte”.