Ecosistemi, tutela ambientale, ricerca scientifica sono stati fra i temi affrontati durante il convegno alla cascina Guglielmina per i 750 anni della Partecipanza dei Boschi.
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Sul tema “Il Bosco delle Sorti: ecosistemi e tutela ambientale”, il primo intervento è stato di Pier Giorgio Terzuolo: “Ho avuto la fortuna di partecipare alla redazione del primo piano forestale della Partecipanza ed ora siamo alla terza revisione del piano di assestamento forestale, dopo 35 anni. Va detto che i boschi di pianura sono una rarità, quindi alla Regione Piemonte interessava la conservazione del Bosco di Trino per conservarne la biodiversità, spostando però l’obiettivo dalla sola produzione di legname al fornire anche servizi e beni per attrarre la gente. Il Bosco di Trino con i suoi circa 600 ettari è il più grande esistente nella pianura padana. Ha 30 specie di flora e fauna, due habitat naturali, 28 chilometri di viabilità interna, la cascina Guglielmina e due rifugi, aree giochi. Ha la certificazione Fsc dal 2006. E’ dotato di varie specie vegetali: ci sono querco-carpineti, con la quercia farnia che è la predominante e il caprino, i robinieti con la gasia o robinia o acacia, che non è una specie locale ma è importante, le cerrete con il cerro che è un’altra quercia, i betuleti con la betulla che sta tornando a ricrescere dopo che sono stati tagliati i viali di quercia rossa, specie non locale ed invasiva. Con quell’azione è stato fatto rinascere il bosco. C’è il prato merlino dove non crescono alberi d’alto fusto per la conformazione del terreno che è invece adatto agli arbusteti. Infine ci sono 40 ettari di rimboschimenti”.
Paola Palazzolo è intervenuta sulla flora: “Abbiamo studi in merito del dottor Giacomo Negri del 1911 e del dottor Luigi Varvelli del 2003, che ha anche prodotto un prezioso erbario. Negri tra il 1908 e il 1911 rilevò 428 specie. Ad oggi abbiamo rilevato in tutto 644 specie nel Bosco di Trino, di cui 74 di interesse conservazionistico, 17 specie protette, il 7 per cento sono specie esotiche. Il nostro lavoro può essere letto anche ul sito www.inaturalist.org”.
Laura Gola ha parlato delle specie animali: “Nel Bosco di Trino abbiamo diverse specie di interesse di insetti, tra cui alcune molto rare e di interesse comunitario. Ci sono molte libellule, il ragno botola che non fa ragnatele ma caccia all’agguato. Ci sono specie di ciclostoni, tanti anfibi tra cui alcuni rari come il tritone. Tra i rettili c’è una vipera data per estinta. Abbiamo la testuggine nativa della zona, varie specie di uccelli tra cui il picchio nero che non si vedeva da tempo in pianura. Ci sono anche specie invasive come l’ibis sacro sul quale ora stiamo agendo per il contenimento. Abbiamo anche piccoli roditori, tanti pipistrelli, cinghiali, il ritorno del capriolo e quello del lupo che ha un nucleo stabile nel Bosco di Trino e che è utile perché mangia nutrie e cinghiali, che se può non si avvicina all’uomo e cerca di evitarlo. E ad abbiamo testimonianza dello sciacallo dorato”.

L’intervento di Maurizio Rivolta
Maurizio Rivolta, consigliere di Fsc e vice presidente nazionale del Fai, ha detto che “l’anno prossimo la Partecipanza sarà ai 20 anni di certificazione Fsc, che è una certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti, legnosi e non legnosi, derivati dalle foreste. Inoltre Fsc l’anno prossimo compirà 25 anni. Il Bosco di Trino rappresenta un modello di vita vissuta per gestire i vari aspetti in una collettività”.

Paolo Camerano, consigliere di Fsc, ha tenuto un intervento più tecnico sulla certificazione Fsc
Alma Piermattei, dell’Università di Torino, si è concentrata sulla ricerca scientifica: “Stiamo svolgendo studi sul deperimento degli alberi che porta agli schianti. Deperimento che per la quercia è iniziato 250 anni fa in Europa e si è evidenziato in Italia negli anni ‘80, specialmente per la farnia. In questi due anni stiamo portando avanti la ricerca, abbiamo messo su diversi alberi una scatola con due sensori per misurare l’accrescimento delle piante, ogni ora, e quanto fa di fotosinstesi. Questo ci permette di monitorare lo sviluppo nel tempo. Un altro progetto riguarda la comprensione della risorsa genetica di questi boschi. Si cerca di capire la risposta delle piante al cambiamento climatico e quale potrà essere il loro futuro”.

Alma Piermattei

